Dal 29 settembre al 29 ottobre 2005, continua l'approfondimento del lavoro di questo straordinario artista milanese forse un po' troppo dimenticato dalla critica e dal collezionismo italiani.
E' una selezione della grande antologica organizzata nella primavera 2002 a Legnano nella splendida sede di Palazzo Leone da Perego.
Nel catalogo a cura di Mauro Corradini edito dalla nostra galleria tutti i cicli pittorici delle tematiche di Franco Francese sono stati "indagati" da Tino Gipponi.

Franco Francese (Milano, 1920 – 1996). La sua formazione artistica inizia con la frequenza, all’umanitaria, dei corsi di incisione a bulino, dove conosce il pittore Alfredo Chigine con cui stringerà una vera amicizia. Dal 1936 studia al Liceo Artistico di Brera con Angelo del Bon. Dopo la guerra, si iscrive all’Accademia, ai corsi di scultura dove si diplomerà con Manzù. Dopo aver vinto il premio Diomira del 1949 e aver partecipato a esposizioni di gruppo, nel 1954 Mario de Micheli presenta la sua prima personale alla galleria La Colonna di Milano. Saranno poi le pagine di Francesco Arcangeli ad accompagnare il susseguente tragitto di Francese, culminato con la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1960, quindi con l’antologica di Brescia (1963) e di Monzuno (1971). Lunga la serie delle sue mostre in Italia e all’estero, fra le quali si ricorda l’antologica di cento disegni (1937-1974) al Castello Sforzesco di Milano nel 1975, e quelle a Campione d’Italia nel 1983, ad Acqui Terme nel 1987, al Tenero in Svizzera presso la galleria Matasci nel 1988, a Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1991, al Museo Civico di Lodi nel 1933, a Mendrisio nel 1995, a Treviso nel 1997, al Museo della Permanente di Milano nel 1999 e al Palazzo Leone da Perego di Legnano nel 2002. Superfluo ricordare che i più importanti critici italiani si sono occupati del suo lavoro.

Da “Corriere della Sera”, 27 maggio 2002
ANTOLOGICA Legnano: tempere e pastelli di Francese a Palazzo Leone da Perego
Scontroso, riservato. Quasi superbo
Ci sono pastelli e acquarelli. Un Centinaio. Coprono oltre mezzo secolo. Un’occasione per far rivivere l’opera di Franco Francese (1920-1996).
Indubbiamente, un universo singolare, insolito. Come lo stesso artista, scontroso e appartato. Sì perché Francese era un grande individualista. Amava la solitudine. Così come nel lavoro, l’immediatezza. Ecco perché prediligeva i disegni. Per lui rappresentavano la memorizzazione di un’immagine ancora incerta. O come spiegava, una sorta di abbozzo, <<un’idea di come potrebbe essere un quadro>>. Mostrava così, stimoli, idee. S’era formato su Goya e Daumier, da una parte; su Courbet e Soutine, dall’altra. Ancora, su Picasso che considerava una meteora. Era passato dal figurativo all’astratto, senza mai considerarli separati (<<nella figura ci sono il numero, il ritmo, l’astrazione geometrica. E viceversa>>). Ritornava spesso sui suoi passi, per approfondimenti, per tessere sottili intese. In ogni cosa, scandagliava se stesso, anche se rischiava di essere accusato di narcisismo. Non cercava il successo perché lo riteneva un’oscenità. Anche se, ammetteva, per alcuni era necessario come l’aria che respiravano.
Sebastiano Grasso


FRANCO FRANCESE
Opere 1944 -1995

Milano, Galleria Bellinzona, via Volta 10
29 settembre - 29 ottobre 2005
Orario di galleria: dal martedì al sabato 16.00-19.30; giovedì fino alle 21.00
Mattina e festivi su appuntamento