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Ennio Morlotti,
uno dei principali protagonisti della vicenda artistica italiana ed europea
del secondo Novecento, è nato a Lecco, il 21 settembre 1910 in
una famiglia dove il padre era invalido di guerra e la madre faceva la
maestra.
Vissuta la
prima infanzia scolare in collegio, dove per altro eccelleva nello studio,
cominciò nel 1923 a lavorare come contabile in un oleificio, quindi
fino al 1936 come impiegato in un colorificio e operaio in una fabbrica
meccanica. Nonostante le dure condizioni di vita di quegli anni, si dedicava
allo studio dell'arte antica nelle chiese e nei musei, interessandosi
anche di arte contemporanea, sino a conseguire da privatista la maturità
artistica a Brera. Licenziatosi dalla fabbrica si trasferì a Firenze
e si iscrisse all'Accademia dove, seguito da Felice Carena, si diplomò
con una tesi su Giotto, ottenendo il massimo dei voti.
Nel 1937,
grazie agli introiti giunti dalla vendita di tre quadri esposti in occasione
di un concorso per il paesaggio lecchese, effettuò un viaggio a
Parigi dove entrò in contatto con le opere originali degli amati
Cézanne e Picasso.
Nel 1940
entrò nel gruppo di Corrente che si ispirava alla rivista
universitaria "Corrente di vita giovanile", diretta da Ernesto Treccani,
seguendone l'orientamento espressionistico francese, da Van Gogh fino
ai Fauves. Nel 1945 si sposò con Anna e l'anno seguente si iscrisse
al partito comunista al quale aderì per sei mesi; fu questo un
anno difficile sul piano economico ma proficuo sul piano culturale, poiché
firmò il Manifesto del Realismo, aderì al Fronte Nuovo
delle Arti ed effettuò la sua prima mostra personale alla galleria
'II Camino' di Milano.
In quell'anno, grazie alla borsa di studio fattagli avere da Lionello
Venturi, avrebbe potuto risiedere a Parigi per due anni assieme a Renato
Birolli, ma dopo due mesi rientrò a Milano poiché non riusciva
a dipingere; nonostante ciò aveva conosciuto e visitato lo studio
di Picasso, aveva incontrato Braque, Dominguez, De Stäel, Sartre
e Camus.
E' poi subito
dopo la XXIV Biennale di Venezia (1948), dove espose assieme a
tutti gli artisti del Fronte Nuovo delle Arti, che si definì la
posizione di Morlotti, il quale assieme a Birolli si staccò dai
componenti "realisti" del gruppo.
E' proprio negli anni '50 che produsse alcune tra le opere capitali dell'arte
informale, non solo italiana, ma anche europea, sicuramente collegate
all'esperienza sublime di autori quali Wols, Fautrier, De Stäel,
ma anche Pollock e De Kooning.
La Biennale
ospitò numerose volte le sue opere, nel 1950, nel 1952 assieme
al Gruppo degli Otto, nel 1954 con una sala presentata da Giovanni
Testori (distruggendo le opere esposte subito dopo), nel 1962 vincendo
il premio (ex equo con Capogrossi) riservato ad un artista italiano, nel
1964 all'interno della sezione "Arte d'oggi nei musei", nel 1972 con una
sala personale, nel 1988 con un'altra personale nel padiglione dedicato
all'Italia e nella sezione dedicata alla rassegna "Il Fronte nuovo delle
Arti alla Biennale del 1948".
Nel 1986 e nel 1992 viene invitato alla Quadriennale Nazionale d'Arte
a Roma. Le più importanti mostre complessive dell'ultimo decennio,
sono quelle del 1987 a Locarno a Milano, e del 1994 a Ferrara, effettuata
dopo la morte, avvenuta il 15 dicembre 1992 a Milano.
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